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Colabiolo Mercoledì 20 Settembre 2006   
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Lo stallo del Colabiolo

Lo stallo del Colabiolo si presenta oggi in evidente stato di abbandono, a testimonianza di come, con i grandi cambiamenti dell'economia delle campagne, i fabbricati rurali hanno perso il loro rapporto con le attività agricole e di allevamento. Processo che ha prodotto la dismissione prima e la rovina poi, oppure, in pochi isolati casi, la riconversione in abitazioni civili, oppure ancora il riutilizzo secondo modi diversi e spesso impropri (magazzini, garages, etc.).
Inizialmente composto da tre corpi di fabbrica disposti a "L", di profondità diversa, aperti verso sud-ovest ed arretrati dal ciglio stradale di circa 60 metri.
Successivamente si è aggiunto un altro braccio, destinato con ogni probabilità al ricovero di animali e degli attrezzi da lavoro.
Decisivo per la definizione fisica e per la datazione del complesso è il periodo di tempo compreso tra la soglia catastale del 1833 e quella rilevata per la descrizione della proprietà Gambarini del 1853. Nel corso di questi ultimi ventenni lo stallo Colabiolo viene ad assumere la conformazione planimetrica che ancora oggi gli possiamo riconoscere: alla conformazione ad "U" caratteristica della prima metà del secolo si è venuta affiancando una seconda corte aperta che, collegandosi di testa alla prima, ha prodotto una grande struttura rurale a corte chiusa.
La storia dello Stallo del Colabiolo non fa altro che confermare la storia del nostro territorio. Dal XVI secolo infatti, ma soprattutto nell'arco di tempo compreso tra la seconda metà del '700 e l'unità d'Italia, allo sviluppo dei mercati corrisponde un analogo sviluppo dell'agricoltura e nello stesso periodo quasi tutti i mercanti investono parte delle loro ricchezze nell'acquisto e nella ristrutturazione agraria di beni fondiari realizzando grandi opere di sfruttamento e di riforma dei suoi agrari che hanno portato alla formazione di nuove fasce di terreni agricoli.

Ovunque la cascina a corte è testimonianza di notevole evoluzione economica e di fervore sociale. Nella pianta a corte dello Stallo Colabiolo è evidente una "contaminatio" di elementi di diversa origine, tipica dei complessi rurali del bergamasco e del bresciano. Si nota il tardo adattamento alle esigenze di maggiore razionalità e funzionalità di edifici preesistenti ed è una tipica cascina a carattere plurifamiliare, ha quindi un denominatore comune con le cascine della zona che le rende diverse dalle abitazioni agricole capitalistiche della bassa pianura irrigua.
In primo luogo infatti si deve sottolineare l'estrema modestia degli edifici di abitazione sia per le piccole dimensioni delle singole unità immobiliari, che per la semplicità delle strutture tipiche delle case mezzadrili con caratteri comunali.
I corpi di fabbrica hanno un'altezza di due piani fuori terra cui se ne sovrappone un terzo in sott'ordine agli altri, e di minore altezza. I piani avevano un tempo funzioni differenziate: uno solo, quello intermedio, era propriamente ed esclusivamente abitativo, mentre quello inferiore, oltre che a cucine, era destinato ad altri usi. Il piano sottotetto era adibito a granaio.
Tipico delle aziende di piccole e media dimensione, oltre alla struttura modesta e semplice, nello Stallo del Colabiolo l'abitazione ed il rustico, pur contigui, sono giustapposti e differenziati dalle strutture architettoniche e dal diverso andamento e altezza del tetto.
Bisogna dire inoltre che le corti rurali con le grandi cascine aggregate a formare un nucleo edificato continuo, sono la tipologia dominante dei centri storici della Bassa pianura Bergamasca secondo la conformazione così definitivamente assunta nella seconda metà del XIX secolo.

Ritrovamento di una necropoli romana

VERDELLO(BG) LOCALITA COLABIOLO, VIA GARIBALDI NECROPOLI DI ETA ROMANA

Nel periodo compreso tra i mesi di febbraio e di aprile 1996 si è svolto a Verdello, nella località Colabiolo, uno scavo archeologico, preliminare alla costruzione di un centro residenziale-commerciale con spazi destinati ad attività pubbliche, in particolare un centro commerciale e la biblioteca.
L'area del Colabiolo, con le quattordici strutture tombali e due residui di ustrinum, si colloca in un contesto che già in passato ha restituito numerosi reperti, riferibili ad una vasta necropoli inquadrabile tra il Il sec. a.C. ed i primi decenni del 1 sec. d.C. (Carta Archeologia della Lombardia. La @rovincia di Bergamo, 11, a cura di R. POGGIANI KELLER, Modena 1992, @p. 131-132, schede nn. 592, 595,597,598); nei secoli 11-1 a.C., si data ànche un tesoretto monetale posto in luce, nelle vicinanze, costituito da 152 dramme di imitazione massaliota (op. cit., p. 132; scheda 596).

Dai ritrovamenti effettuati in Verdello non risulta sinora documentata la fase di media età imperiale mentre un frammento di miliario, rinvenuto presso l'Oratorio dei SS. Cosma e Damiano (op. cit., p. 131, scheda 594) e una tomba ritrovata in via Libertà (op. cit., p. 133, scheda 604) si possono inquadrare in epoca tardoromana.
La necropoli scavata nel 1996 è stata rinvenuta nel settore NE dell'area del 1 Colabiolo, su una superficie di mq 250; le tombe, tutte ad incinerazione, presentano differenti tecniche costruttive: a cassetta, con pareti e fondo in lastre di pietra (una tomba), a cassetta, con pareti e coperchio in embrici (undici tombe), in fosse scavate nella nuda terra (due tombe). Nel corso dei lavori edili condotti tra il 1700 ed il 1900 sono state talora.htmortate le coperture delle tombe, ubicate ad una minima profondità dal p. d. c., com- promettendo, talvolta, lo stato di conservazione dei corredi funerari.
Complessivamente sono stati posti in luce centocinquanta reperti, di cui un buon numero già oggetto di intervento di restauro nel 1996 e nel 1997, che ben rappresentano la diffusione della cultura materiale romana accanto a reperti di tradizione indigena; tipologie che riconducono al tardo La Tène rap- presentate da ume, ollette, ciotole, microvasetti, bicchieri a rocchetto in cera- mica comune, fibule in bronzo a cerniera e a balestra, strigili in bronzo coesi- stono nei corredi funerari con balsamari in vetro, bicchieri tipo Aco, lucerne, patere e coppette in terra sigillata con bollo e con lettere graffite sulla superfi- cie esterna, specchi, coppe a vernice nera, di chiara impronta romana.