Chiesa dei morti del Ravarolo in Verdello
La chiesetta è costituita da un'unica navata con abside, portico aggettante sulla facciata con sagrestia e campanilino annessi sul lato sud ed è orientata sull'asse est-ovest; l'esterno ha mantenuto la sua architettura tipicamente seicentesca mentre le sue decorazioni, hanno subito un radicale rifacimento nell'immediato dopoguerra.
Entrando sulla parete di facciata sotto il portico troviamo la prima scena figurata: Cristo risorto con ai lati due gruppi di quattro angeli che suonano le trombe.
L'abside è divisa dalla navata da un arco a tutto sesto, sul cui estradosso sono raffigurati due angeli reggenti un cartiglio con la scritta "O-CRUX- AVE/SPES-UNICA" e i simboli degli evangelisti nel sottarco.
La pala d'altare, incorniciata da una soasa lignea rappresenta Sant'Elena Imperatrice con i simboli della passione.
Mentre sulle pareti laterali in due nicchie dipinte, le figure di San Mauro sulla destra e di San Gaetano sulla sinistra, nel lunettone centrale della volta Dio benedicente tra due angeli, sulla volta quattro monocromi: dell'agnello, della colomba e due testine di angelo.
La navata è suddivisa in tre sezioni da lesene, nella prima sezione verso l'altare vi sono due porte sormontate da putti monocromi reggenti una cornucopia, fungono da accesso alla sagrestia la porta di destra e da uscita secondaria la porta di sinistra; le pareti si raccordano alla volta con due lunettoni monocromi, raffiguranti due dottori della Chiesa: San Gerolamo a destra e San Gregorio Magno a sinistra, al centro San Luigi Gonzaga fra angeli.
Nella seconda sezione due riquadri dipinti: a destra i Morti della peste e a sinistra il bombardamento di Dalmine, al centro della volta: la Santa Croce portata da angeli.
Nella terza sezione verso la porta d'ingresso, altri due riquadri dipinti: a destra Madonna con Bambino tra i Santi Arribrogio, Giuseppe, Carlo Borromeo e Rocco, a sinistra la Resurrezione della Carne; sul raccordo della volta altri due lunettoni monocromi con due dottori della Chiesa: Sant'Ambrogio a destra e Sant'Agostino a sinistra, al centro San Pietro con le chiavi in mano.
Nella controfacciata sul portale d'ingresso, sotto il finestrone principale è dipinto un cartiglio con le seguenti date: "1643-1945". L'intero apparato architettonico è scandito da motivi decorativi, greche e
finti marmi. Dal sopralluogo effettuato precedentemente ai lavori di restauro, si è riscontrato che il supporto delle pitture murali nella chiesa e nella sagrestia è costituito da una muratura mista di sassi e mattoni, legata con malta di calce e sabbia, come pure l'arriccio e l'intonachino dipinto, sono composti da malta di calce e sabbia, di varia granulometria.
In seguito all'intervento di rifacimento dei dipinti e parte della muratura realizzato nel l945, localizzati soprattutto in corrispondenza delle quattro scene figurate, cambia la tipologia di questi nuovi intonaci con l'aggiunta di cemento. Dai sondaggi effettuati sulle pareti della chiesa, si è potuta evidenziare la seguente stratigrafia cromatica:
- un primo strato più antico di colore bianco, per le campiture e per le lesene, filetti grigi con un finto marmo rosso
- un secondo strato di colore verde chiaro - un terzo strato di colore giallo intenso
- ed infine la decorazione attuale. Menzione a parte merita la sagrestia, dove sotto innumerevoli mani di tinteggiatura è stato possibile ritrovarne l'assetto originale; i dipinti sono stati eseguiti ad affresco, con incisioni preparatorie e spolveri per i motivi floreali. La finta architettura dipinta è costituita da lesene con marmi policromi, la zoccolatura è a motivi floreali ripresi anche nelle strombature della porta e della finestra; entrando al centro della parete di destra, inserita in una cornice polilobata ocra: la Crocefissione con paesaggio, sulla parete dirimpetto a sinistra: la Croce con i simboli della passione.
Anche se mutilata dal rifacimento ottocentesco del soffitto ligneo, quello originale doveva essere a botte con una vela sopra la porta e una sopra la finestra, la sagrestia è l'unico ambiente che ci può fare immaginare come poteva essere dipinta la chiesa, quando i nostri avi decisero di decorarla.
Le pareti erano del bianco della calce, con le lesene in finto marmo rosso bordate da cornici grigie, il cornicione dipinto a motivi floreali, mentre i riquadri delle scene figurate, quattro anche allora e nella stessa posizione, erano bordati da fasce giallo ocra.
Quali siano le scene figurate o altri dipinti non c'è dato saperlo, da testimonianza orale però sembra che sotto la scena dei Morti della peste, sia restato celato da questo dipinto quello originale e che il tema trattato sia lo stesso di quello che oggi possiamo vedere.
Rinaldo Agostinelli tratto da Cronache Verdellesche

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