vai alla Home page info@comuneverdello.it
   
Villa Comunale e Parco Mercoledì 20 Settembre 2006   
 Territorio
 Il Consiglio
 La Giunta
 Gli Uffici
 Le Scuole
 La Biblioteca
 Luoghi di interesse
 
 Villa Comunale e Parco
 Chiesa Giubilare
 Santuario e viale alberato
 Chiesetta Ravarolo
 Museo
 
 Costruzioni di rilievo
 Albo
 Vigili
 Link utili

LA VILLA

Completamente restaurata, in tempi recenti è la Villa Gambarini-Giavazzi, considerata una delle più belle dimore di campagna della Lombardia, oggi ospita il Comune. Costruzione neoclassica, la villa stava per conoscere la rovina quando l'avvocato Giovani Giavazzi (inizio anni Settanta) la cedette all'amministrazione comunale per soli 60 milioni insieme allo splendido parco con cedri immensi e magnolie ultracentenarie. Da allora sono stati spesi quasi 500 milioni per salvare quella che fu la casa dei "padroni" del paese e che oggi è la "casa di tutti" (anche il parco è aperto al pubblico).

A Verdello, ovviamente, il palazzo è considerato il monumento più significativo e ne vanno tutti orgogliosi. Ha scritto Filippo Abbiati su Il Giorno (24 Giugno 1978): "Quando si passa in auto lungo la statale del Tonale, la si vede; una splendida villa neoclassica, le colonne incorporate e filanti, le finestre con le cordonature perfette, le statue nelle ogive, le persiane verniciate di fresco e, attorno alla grande villa, la macchia generosa, il verde profondo de alberi secolari, il parco abbellito dalle finte rovine che l'architettura dei giardini voleva ai primi del Novecento".

Villa Giavazzi a Verdello, era da più di un secolo un simbolo. L'aveva voluta nel 1820 circa Carlo Maria Gambarini (e il gambero domina negli stemmi sulle facciate), magnate dell'era paleoindsutriale che, commerciando con felice intuito nelle pieghe dei domini francesi, accumulò notevoli forniture. La villa però la godette poca: l'ereditò una figlia, andata sposa a Giovan Battista Cagnola che legò il suo nome alla costruzione. Ma l'attribuzione del progetto all'architetto Luigi Cagnole, noto operatore del neoclassico lombardo, è falsa. È più probabile che Villa Giavazzi sia opera dell'architetto Gian Battista Capitanio. Dal 1902 la villa neoclassica fu di proprietà della famiglia Giavazzi che la abiterà ininterrottamente per tre generazioni. Il declino della grande casa inizia con la guerra e durerà fino all'operazione salvataggio decisa ("per amore") da questa civilissima popolazione di contadini e di operai. Ora se la villa non è da attribuire al Cagnola, il celebre architetto ha pur lasciato in paese una testimonianza della sua arte con la bella cappelle Gambarini al cimitero, un cimitero che in più punti "tradisce" la sua origine rurale.

(tratto da LA BERGAMASCA IN PIANURA)

IL PARCO

Il parco copre un'area di mq.23912 con un perimetro di circa 650 ml., prevalentemente a nord della villa neoclassica.
Si compone essenzialmente di un ampio prato centrale con una fascia boschiva perimetrale di una profondità variabile fra i 15 e i 30 metri.
In passato vi era un laghetto, irrigato da una rete interna di canali scoperti.
I percorsi interni sono rappresentati essenzialmente da un vialetto perimetrale con alcune minori derivazioni. Gli impianti arborei appartengono in gran parte al primo impianto della villa e quindi vecchi di circa 190 anni. Il parco è caratterizzato da: l'asse sul Santuario con un'ampia cancellata e colonne di pietra; un edificio a finta rovina con torretta nell'angolo nord-est con adiacente cancello secondario; una costruzione a chalet sulla piccola collinetta in prossimità dell'angolo nord-ovest; in passato da un laghetto con grotta costruita in pietra di ceppo alveolato.
La realizzazione degli elementi sparsi nel parco sopra elencati appartiene a diverse fasi, che dal secondo decennio dell'ottocento giungono alla metà del secolo. La prima opera della quale abbiamo notizia è la torretta posta all'angolo nord-orientale del parco, sulla sponda della roggia Colleonesca. Tra il 1816 e il 1817 si svolge infatti un carteggio fra la Congregazione della Carità in Bergamo e Carlo Maria Gambarini "in punto ad una torretta da questo fatta costruire sulla riva della roggia Colleonesca". La costruzione è quindi da datare tra il 1815 e il 1816. Circa l.htmetto originario della torretta, e particolarmente se già fosse provvista di quegli elementi più propriamente medioevalizzanti, non è possibile pronunciarsi. Certo è che rappresenta un elemento di gusto romanico assai precoce, contemporaneo alle prime realizzazioni "romaniche" dello Iappelli nel Veneto.
La costruzione della rovina "gotica" annessa alla torretta risale invece al 1849.
Lo cbalet è posto nella parte nord occidentale del parco, oggi in rovina. Costruito su una modesta collina artificiale, si componeva di una camera di riposo e svago, versione ritardata del Cafehaus, mentre il terrapieno sottostante ben proteggeva la ghiacciaia caricata con neve costipata durante l'inverno.